Ecco perché non manifesterò domani a Parigi

Domani, centinaia di migliaia di francesi – e non solo – scenderanno in piazza per dimostrare lo sdegno, l’emozione e il coraggio dopo i terribili attentati alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, di Montrouge e della Porta di Vincennes. Una dimostrazione di forza cittadina a cui non intendo partecipare…

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Dopo tre anni a Parigi, il minimo che possa dire è che ce l’aspettavamo. Anche se poi la realtà è spesso, e lo è in questo caso, molto più brutta di quanto si potesse immaginare, avevamo tutti la netta sensazione di essere in pericolo in metro, nei luoghi di affluenza, accanto ai simboli della città. Una città che, a modo suo, ha più volte cercato di proteggersi senza eliminare il problema numero uno: il perbenismo sterile.

Ma andiamo con ordine.

Che fosse nel 1995 a Saint Michel o nel 2011 alla vecchia sede di Charlie Hebdo, il terrorismo che ha conosciuto la città di Parigi è senza dubbio di matrice islamica. Ad ogni recrudescenza delle inquietudini legate al terrorismo, e in particolare dopo l’11 settembre a New York, si è cercato di tamponare l’emergenza.

Qualcuno si ricorda della levata di scudi contro il velo e in generale i simboli di ostentazione religiosa? Quando se ne parlò, e le discussioni vennero poi formalizzate in legge, sembrò una violazione, un ingresso con effrazione nel mondo privato di una comunità religiosa. Sebbene legge, questa non è mai stata realmente messa in atto e non è insolito entrare nella trafficatissima metro parigina e sedersi accanto a una persona talmente coperta da poter avere dubbi sul suo sesso, la sua età e in generale sul cosa si nasconda sotto. Guai a parlarne però, o si verrà tacciati di razzismo.

Hayat Boumedienne

Hayat Boumedienne

Perché dico che i francesi hanno provato a difendersi ma non hanno corretto questa falsa gentilezza, questo bisogno di far tutti contenti? Perché probabilmente, se quella legge fosse stata applicata davvero, oggi la compagna e complice di Coulibaly – l’attentatore del supermercato kasher di Vincennes – forse sarebbe già stata fermata. La donna, infatti, porta il burqa..

Torniamo però alla manifestazione di domani. Domani manifesterà la società francese – i cittadini di Parigi, i suoi immigrati (tanto extra quanto intra comunitari), i suoi ospiti internazionali e blasonati, le sue numerose comunità religiose. In buona sostanza, domani manifesteranno tutti, ma proprio tutti quelli che si sono sentiti toccati, da vicino o da lontano, dalla tragedia del terrorismo.

Quello che trovo però deplorevole è che prima di chiunque altro, la comunità in assoluto più devastata da questi atti infami è quella musulmana. Sono loro che verranno additati come terroristi, che verranno isolati, la cui religione verrà disprezzata e calpestata. Mentre le battute si sprecano sulla legittimità dell’Islam (basti pensare al pensiero di Houellebeq e recentemente ripreso “L’islam poteva nascere solo in uno stupido deserto, in mezzo a beduini sporchi che non avevano da fare altro che – chiedo scusa – inculare i cammelli”), dovrebbe essere la numerosa comunità musulmana a dover scendere in piazza prima di tutti. E solo loro: vedere le strade riempite da una folla che rinnega questi atti, che se ne dissocia e condanna il terrorismo islamico sarebbe il primo modo per evitare quei famosi amalgami che tanto si temono oggi.

La necessità di questa manifestazione non è cosa nuova. Il movimento Not in my name francese è sempre stato piuttosto timido. A parole, tutti si dissociano. Nei fatti, nessuno ha mai fatto gran che per sottrarsi alla generalizzazione. Certo, la differenza fra un integralista e un moderato la si vede eccome, e la si apprezza anche molto. Per questo mi chiedo perché non gridino con tutta l’aria nei loro polmoni che non sono come gli altri?

Per tanti, le mie saranno solo delle riflessioni da due soldi, e non pretendo siano molto di più, ma sono davvero convinta che la manifestazione di domani non sarà affatto il balsamo necessario per ripartire mettendo da parte la diffidenza e trovando il coraggio di ricostruire la società con la comunità musulmana. Sarà l’ennesima dimostrazione del “Siamo tollerati, siamo repubblicani, siamo sordi e ciechi” della società francese.

Si ricomincerà ad avere pietà per quei giovani senza futuro, per quelle donne oppresse e si ricomincerà a fare.. di tutta l’erba un fascio (ma guai a dirlo però!).

Seguirò la marcia a distanza, ripensando con angoscia a questi ultimi 3 giorni, temendo per la mia incolumità nei trasporti da lunedì e aspetterò fiduciosa che la solenne voce della comunità musulmana integrata e lontana anni luce dalle ombre del terrorismo si levi sopra i vari #JeSuisCharlie e i #JeSuisKouachi…

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2 responses to “Ecco perché non manifesterò domani a Parigi

  1. Bonjour Giulia, en clin d’œil à l’événement d’Italia Independent, j’ai trouvé votre “Tour de Babel” et j’ai tenté de lire votre italien. Si j’avais su plus tôt la richesse de votre vision du monde, je vous aurais regardé avec un œil encore plus professionnel… je regrette de n’avoir pas pousser mes observations de vos yeux avec plus d’intérêt. Je ne raterai pas la prochaine occasion si elle se présente.
    Une pensée pour une traductrice de choc !
    Optiquement votre.
    Krimo

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